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L’idea di Europa ne uscirà rafforzata o indebolita?

Di fatto l’UE non è servita e ha dimostrato anche un’inquietante (quanto evolutivamente utile) eterogeneità di risposte alla pandemia. “Ognuno per sé e Dio per tutti, alla fine faremo i conti e vedremo chi avrà avuto ragione”. Forse suona brutale, ma è l’ontogenesi dell’Europa.

Però la crisi sanitaria ha mostrato, in maniera molto più netta della finanza, la necessità di un’Unione efficiente e comunitaria (non deplorevolmente inter-governativa). Nel contenimento del contagio, un “servizio sanitario europeo” e una “protezione civile europea” sarebbero stati più efficaci, che non l’azione randomica delle varie sanità/governi nazionali.

L’azione randomica è dovuta alla differenza di risorse degli stati, laddove il criterio economico è quello preferenziale delle scelte politiche. Ma questo meccanismo viene sospeso durante un contagio. L’emergenza sanitaria surclasa le differenze economiche, o almeno dovrebbe.

Quindi molti si chiedono e si rispondono “Che cos’è poi l’Europa? Boh!”. Non colgono la peculiarità dei paesi europei, saldati tramite differenze. Forse vedono l’Europa come tutto il mondo, un tutto indistinto, anziché una particella di mondo che, per sedimentazione e vicinanza, ha sviluppato una strutturale omogeneità che la differenzia dalle altre particelle.

Per importanza, legittimità e effettività, i rapporti di mercato hanno sostituito i rapporti diplomatici. E i collegamenti dei consigli di amministrazione e degli azionariati delle multinazionali hanno sostituito le linee dinastiche delle aristocrazie europee.

Ulteriore nota su come intendere la “fratellanza” europea. La “banda” dell’Europa funziona al suo interno secondo le stesse leggi di uno studio di liberi professionisti, in un mercato libero dove ci sono altri liberi professionisti e studi (altre bande, i macro-stati cinese, russo, statunitense, indiano ecc.).

Nozioni di contagio

Nella confusione para-apocalittica alcuni strumenti emergono deformati nell’uso spicciolo, carichi di paura e fiducia, panico e speranza:

  • la statistica (l’evento-boa del “picco dei contagi”, la letalità limitata alle categorie fragili);
  • l’antropologia (“l’irresponsabile”, la sua inadeguatezza culturale e cognitiva);
  • la politica (lo smantellamento del SSN);
  • la comunicazione (l’incertezza iniziale di Conte, la mascherina di Fontana, l’infelice frase sullo spread di C. Lagarde);
  • l’economia (“l’incertezza dei mercati”, il “post-contagio”, la “recessione globale” ecc.).

Perché l’effetto catartico del contagio sia completo occorrono una o più vittime famose/eccellenti (possibilmente per carenza di terapie intensive): attori molto amati, capi di stato e di governo, leader carismatici e religiosi ecc. (vedi il principe della Maschera della morte rossa di Poe).

Come in ogni rito catartico collettivo, dopo il sacrificio, si profilano in fondo alla notte delle luci. Misure “senza precedenti” a sostegno dell’economia (sgravi alle imprese, flessibilità sul debito, fiato ai mutui per mano pubblica, deficit a gogò) e delle infrastrutture (la laurea in medicina varrà come abilitazione, per un po’, ma chissà).

Ucciso il capro (il mercato o una sua qualche declinazione), arrivati all’epilogo simbolico della dissipazione, la divinità rabbonita elargirà prosperità su tutti. Purtroppo è uno sguardo di breve termine: l’uomo di pensiero, sempre atarassico, s’interroga con fibrillazione sul dopo. Perché qui, a differenza della crisi del 2008, e solo come l’11/9, c’è da aspettarsi un prima e un dopo.

In questa prospettiva primitivista, la purificazione che il contagio comporta, ha come risvolto una pace terrificante.

Il “Dopo”

Le misure dell’Italia sacrificano il mercato e la libertà personale in nome della responsabilità collettiva.

Per cosa? Le falle di questo sistema sono incolmabili, fra debito e attuale emergenza, non si risolleverà più. Per cosa uccidere ulteriormente il risparmio italiano, allora? Ossia, è possibile con le nostre risorse arginare il corona virus? Resistere a una ondata di ritorno? Come pensiamo di sopravvivere al dopo?

Ripartire non sarà più possibile. E qui entrerà in gioco la politica e la scadenza elettorale, se ne avremo ancora voglia o modo. E qualche un classico medico-eroe beccherà l’ennesima denuncia estorsiva da parte di un paziente, come la prenderà?

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