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Viaggio nel mercato delle passioni politiche

Si può risalire all’emologia, ossia al sistema delle passioni che sostiene l’ideologia, di un certo gruppo partendo dal prodotto di due indici di riferimento: un’affermazione ricorrente fra gli attivisti del gruppo (un topico, T) e una tesi ricorrente nei canali d’informazione del gruppo (una politica, P). Per farlo utilizziamo alcuni standard ideologici.


Dato un raggruppamento politico A, i suoi consociati affermano che:

C’è eccessivo sfruttamento della forza lavoro: le classi impoverite, i giovani, sono sfruttati dai detentori della ricchezza (dalla cleptocrazia dei plutocrati speculatori finanziari), che li fa ammalare, sia fisicamente (inquinamento, ambiente prosciugato) che psicologicamente (ecologia sociale ostile, stress e incertezza prolungati e in aumento, concorrenza sleale dei più forti sui più deboli, il debole è una preda senza garanzie).

Affermazione topica, sintesi ideologica

La tesi generale di questa affermazione, riferita nelle pubblicazioni di A, è:

Gli sfruttati vengono sfruttati in nome della stabilità dei mercati (da cui gli sfruttati dipendono) e della ricchezza (che prima di arrivare allo sfruttato, come promesso, viene invece risucchiata dai mercati stessi e dagli stipendi dei manager. Gli sfruttatori sostengono che lo sfruttamento è il prezzo da pagare per il benessere (le “cicliche” e “inevitabili” crisi del sistema capitalistico), ma si tratta di una manipolazione (le “crisi” non sono crisi per i ricchi, che diventano più ricchi e possono speculare più agevolmente grazie alle crisi che provocano). Tutto ciò in nome della “stabilità dei mercati”, ma quali mercati? Quelli dei paradisi fiscali, delle esternalizzazioni, degli algoritmi con cui speculare?

Tesi generale

Data P e dato T, si esegue il prodotto attraverso questi quattro passaggi:

  • percezione apocalittica
  • immaginario apocalittico
  • immaginario edenico
  • tesi dell’immaginario edenico (emologia di A)

Qual è la percezione che determina A a sviluppare questa tesi?

Gli sfruttati vengono espropriati, fisicamente e psicologicamente, della forza e del tempo. Sono ignoranti: non sanno quale posto occupano nella società né se hanno diritto a saperlo né se hanno diritto a un posto. Ciò li spinge a votare per sicurezza e repressione, li spinge alla violenza. Mentre i più giovani non vengono adeguatamente formati, non hanno soldi casa risparmi propri, niente certezze lavorative, niente pensione; non hanno tutele né partecipazione/rappresentanza politica, mancano di soddisfazioni. I loro contributi, in termini di lavoro fisco e risparmio, non diventano mai ricchezza: il denaro dello sfruttato non diventa ricchezza perché non riesce ad accumularsi, non ne ha il tempo. In questo modo il sistema sociale lo allontana “passivamente” dall’esercizio del potere, per mezzo della repressione cleptocratica, via di peso dalla rappresentanza.

Percezione apocalittica, resistenza reale, antitesi sociale

Qual è lo scenario apocalittico immaginato da A, che ha caricato la percezione di A fino a farla diventare la costruzione ideologica di A?

In seguito a questo “allontanamento di peso”, lo sfruttato si allontana “attivamente” dall’esercizio del potere: si astiene dal voto, dall’informazione e da ogni altro impegno (gli isolati, i neet, gli hikikomori, i suicidi). Le classi ricche sono a un punto di alienazione tale dalla realtà (hanno esternalizzato tutto finendo con l’esternalizzarsi da soli) da servirsi di consulenti, sondaggisti, analisti, giornalisti, per comprendere gli sfruttati. Torna la grande domanda di Kafka: perché non si ribellano?
Di correlato, gli sfruttati, lungamente esclusi dalla pratica politica, perdono le coordinate per un’azione comune, e l’ignoranza in cui coltivano i loro sogni palingenetici rendono impensabile identificare un realistico scopo comune. Lo svuotamento della ricchezza, l’esproprio del benessere, la depredazione della civiltà creano la dipendenza perversa del depredato verso lo sciacallo. Il benessere, la ricchezza, tutte le barriere che la civiltà mette fra sé e la barbarie ci difendono dagli avidi e dai bancarottieri. L’individualizzazione e l’eliminazione della politica attiva negano sia il soggetto (tracciandolo come “unità discreta”, facendolo sentire tale nella pratica quotidiana, quindi educandolo a essere un numero in un aggregato di atomi) sia la collettività (come risultante della cooperazione di attori partecipi della sorte comune e titolari di interessi anche generali) sia la socialità (creata dal legame psichico, empatico, riflessivo della fiducia come responsabilità di sé verso sé nel rapporto inevitabile con l’altro). I giovani non vengono formati per essere indipendenti, ma per essere autonomi: autonomi nel concludere un periodo di apprendistato prolungato e non pagato, autonomi nel risolvere i problemi lavorativi in assenza di reti e servizi funzionanti, autonomi nel sopravvivere come se non ci fosse una vita oltre il lavoro. Quella dei millennial è la prima generazione a subire un simile stress in assenza di eventi reali (una guerra, una carestia, un’epidemia ecc.).

Immaginario apocalittico, come “potrebbe essere”, …o peggio

Qual è l’immaginario edenico che ha prodotto l’immaginario apocalittico di A?

Lo sfruttatore sa che può fottersene dello sfruttato, questo gli dà il suo potere, duplicato dalla consapevolezza di averlo (leggi: sa che la punizione non c’è). Lo sfruttato è nella condizione di impotenza che lo rende vulnerabile alla paura e alla manipolazione; sapere di non controllare la propria vita, chiudersi in un ossessivo “privato” dove s’aspetta e spera d’essere protetto, lo hanno privato della capacità di pianificare e attuare un’azione collettiva e politica, che è a rischio. Perciò s’affida a chi possa agire per lui, mentre lui cerca di sopravvivere: non ha rete sociale, non ha consapevolezza di sé, non ha coscienza della complessità che lo avvolge. Lo sfruttatore (l’uomo-macchina, l’intermediario, il broker, lo speculatore) non può essere irresponsabile: deve essere riportato alla responsabilità collettiva, va ripensato il suo ruolo giuridico e sociale.

Immaginario edenico, come “dovrebbe essere”, emozione

Quale affermazione generale o tesi fonda l’immaginario edenico?

Questo uomo-macchina che agisce e pensa come la macchina e per la macchina è il deviante, e va riaffermata la “macchina umana”, che si serve della tecnica e ci si mischia per esplorare la dimensione intraumana e dispiegare la persona nella dimensione interumana. Bisogna proteggere la nostra apertura al prossimo e alla prossimità. La civiltà/la politica ci protegge a livello personale, soggettivo. Il benessere ci protegge dall’avidità. La ricchezza ci tiene lontani dal saccheggio. La responsabilità collettiva riequilibra il sistema: deve esserci chiarezza e definizione dei principi e dei valori nell’ottica dei quali interpretiamo le responsabilità. Dunque non solo responsabilità di legge (verso il quale lo sfruttatore è immune, essendo sempre al di fuori del raggio d’azione dei tribunali), ma politica. Il modo in cui si riequilibrano le responsabilità e si evita la dittatura di una maggioranza manipolata è che le opposizioni siano importanti quanto i governi e che sia impedita l’esistenza di patrimoni troppo grandi. Il plutocrate non deve poter esistere per legge.

Emologia, tesi generale delle passioni, fondamento ideologico dell’emozione

In sintesi. Nel porre alla base della propria identità la ripetizione di un dato T e una data P, il raggruppamento A disperde progressivamente la connotazione e l’intensità dell’emozione (E) fondamentale.
Il prodotto di questi spostamenti progressivi (metonimie) equivale alla massima connotazione e massima intensità di E (metafore), presente nel momento immaginario dello scenario apocalittico: questo immaginario cifra E (come un codice cifra un messaggio cifrato).
La cifra di E assume il posto di regolo centrale attorno a cui disporre il sistema delle passioni che lega insieme i membri di A per empatia. 
L’empatia è una legge sociale quanto emotiva, governa istituti sociali e ecosistemi economici come quelli corporativi o basati sul solidarismo di classe e produce l’immaginario edenico del “come dovrebbe essere”, cosa sarebbe giusto. 
La formula “E determina A” è la cifra per: l’emozione fondamentale determina il passaggio da uno stato immaginario (seppure edenico) basato sulla ripetizione di T a uno stato politico P di attivo di ricerca del prossimo.

L’unica condizione di “E determina A” è che esista una percezione concreta apocalittica a sostenerla.

2018

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