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Riassumiamo nella formula T=P/E il concetto di “topico” come risultato del rapporto fra una politica e una erotica (o “emozione”), come teoria (nei due sensi di formulazione logicamente coerente e di sfilata in movimento, di ragione e coreografia) di un’azione scaturente da un desiderio.

Ogni volta che i membri di una comunità ricordano una frase, uno slogan, una parola, un gesto, un movimento, una metafora, un dramma, una pantomima, una coreografia e l’investono di un significato comune, di una comune tonalità emotiva, siamo in presenza di un topico.

Il topico, un luogo in cui si incontrano degli attori predestinati a una certa azione. In altre parole potremmo dire che nel topico accade il destino. Ma di chi, chi sono questi attori?

A ogni situazione sembrano cambiare e a volte paiono mescolati al punto da mostrarsi indistinguibili, ma si tratta di una mutevolezza illusoria: nel topos sono sempre in gioco erotismo e politica, ossia il desiderio e l’azione.

Nel luogo del destino si avvicendano sempre le gesta di un desiderio e dell’azione che lo segue per estinguerlo, un gioco al massacro in cui il desiderio cerca disperatamente un modo per suicidarsi, ma con la “clausola di ciclicità” – simbolizzata dagli scrittori cominciando e chiudendo il libro con la stessa parola – ben nota dai tempi della Fenice di risorgere dalle ceneri, di instillarsi sulla propria esaustione più forte di prima, sempre. Questo è il segreto di ogni capro espiatorio, di ogni Messia, di ogni comunione.

Il teatro che ha luogo nel topico, in cui l’erotismo del desiderio produce la politica dell’azione per la soddisfazione della propria morte e risurrezione, ha una duplice applicazione rispetto al soggetto: al suo interno e al suo esterno, vale a dire nella propria psiche e nel suo rapporto con l’Altro.

Il desiderio interno del soggetto lo spinge ad agire, i desideri che provengo dall’Altro insistono come una forza su di lui: il soggetto è qui in omeostasi fra i desideri propri e dell’Altro, né gli uni lo mandano in orbita né gli altri lo schiacciano.

Ma dall’esterno provengono anche ordini, imposizioni, punizioni che il soggetto dovrà adattare al proprio desiderio e a ciò pensa il topico, che rappresenta il modo con cui si erotizza la legge dell’Altro.

Quanto si ama il Capo? Quanto si segue il suo Verbo? Quanto si è per-Bene? Attorno a questi interrogativi si agitano molte questioni irrisolte della persuasione del potere sul singolo, del mercato sul consumatore, del creditore sul debitore, dell’amato sull’amante, del capro da olocausto sulla comunità, del redentore sul redento.

La vita della comunità viene sommersa dall’eco del destino che si produce in questo luogo, dove c’è stata la soddisfazione d’un desiderio, e si dispone in cerchio nel topico, proiettando le pulsioni dei suoi membri sugli attori del teatro e trasformando gli attori in schemi di desiderio: scopo è una catarsi, ma di genere ambiguo.

Gli attori sono due e il pubblico può parteggiare per uno o l’altro, perciò avremo chi persegue l’erotismo e chi la politica: per quanto apparentemente differenti, infatti, sono entrambi strategie del desiderio e, come tali, generano “topici”. Capire dov’è il desiderio aiuta a capire dove va l’azione, intuire l’erotismo aiuta a intuire la politica.

La filosofia si è sempre occupata di topici, come pure la psicoanalisi e il diritto, ma da tre punti di vista differenti: la prima da quello della Verità assoluta, la seconda da quello della verità del soggetto, il terzo da quello della verità giuridica. Tutti e tre si fondano su oggetti detti prove, che hanno la caratteristica della pura ostensività (devono essere esibite, non ci sono se non si vedono) unita a una potenziale indiziarietà (possono mancare ed essere desunte da indizi certi, precisi e concordanti): sono pure cose e sofisticate interpretazioni.

Ma queste tre visioni della verità si ritrovano spesso eluse, come accade a tutte le verità, poiché la filosofia si occupa di topici più nella retorica che nell’estetica come sarebbe più proprio, la psicoanalisi li intende come elementi dell’inconscio anziché della scrittura, il diritto ne invoca la presenza nella logica formale giudiziale e non nell’ermeneutica giuridica: ricollocare la verità rivelandola nel topos spetta al soggetto usando l’interpretazione estetica, retorica ed ermeneutica per decifrare i tre tipi di azione (il Fatto, il Detto e l’Atto).

Ogni topica, quindi, sa che il destino della verità è nell’elusione, come quello del desiderio è nell’azione, e si applica a interpretare le azioni dal punto di vista della verità del desiderio.

2016

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